Chi guadagna troppo consuma anche te! Digli di smettere.

Profitto senza rispetto

“Laudato sì”, l’enciclica sulla “casa comune” di Papa Francesco, sancisce il monito nei confronti della situazione di emergenza climatica che stiamo vivendo e delle conseguenze nefaste anche per l’etica sociale.

Un monito che non sarebbe necessario se la cultura “tecnocratica” avesse potuto svolgere il proprio ruolo di lettura degli eventi del passato e di proiezione di questi verso il futuro.

I moti millenari della Terra che dovrebbero essere conoscenza comune di qualsiasi studente delle medie inferiori rimangono invece disattesi nella loro comprensione e nelle conseguenze che si evidenziano quotidianamente.

Piuttosto, la comunicazione riempie i suoi spazi di attenzione al fine di sollecitare gli aspetti dell’economia e della politica.

Il paragrafo 109 dell’enciclica “Laudato sì” riassume mirabilmente questa “estrema miopia” che non riesce a vedere come i nefasti effetti di una inapplicata ecologia ambientale vanno a corrompere quell’ecologia sociale che è stata raggiunta nei paesi dalle democrazie più avanzate.

Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica.

L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano.

La finanza soffoca l’economia reale.

Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Papa Francesco

La considerazione delle competenze scientifiche raggiunte dall’evoluzione viene però negata quando si passa alla gestione delle azioni di risoluzione in cui ogni attore economico e politico aggiunge la propria briciola di interesse.

Tutte queste briciole, insieme, vanno a ricostruire una nuova pseudo-competenza scientifica che non è più collegata a quella basata sulla modalità di dichiarazione e verifica del metodo scientifico ma prende una strada completamente diversa basata sulle emozioni della civiltà guerriera che mira all’annientamento dell’avversario sia economicamente sia, all’estremo, fisicamente..

In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato.

Non è una questione di teorie economiche, che forse nessuno oggi osa difendere, bensì del loro insediamento nello sviluppo fattuale dell’economia.

Coloro che non lo affermano con le parole lo sostengono con i fatti, quando non sembrano preoccuparsi per un giusto livello della produzione, una migliore distribuzione della ricchezza, una cura responsabile dell’ambiente o i diritti delle generazioni future.

Con il loro comportamento affermano che l’obiettivo della massimizzazione dei profitti è sufficiente.

Papa Francesco

Dobbiamo, invece, recuperare l’homo sapiens che costruisce una società collaborativa in cui ogni persona abbia il giusto per vivere.

Dobbiamo, invece, contestare la cultura della dissipazione e del piacere in cui le persone pretendono di avere di più.

Dobbiamo alimentare l’equilibrio e la ragionevolezza della solidarietà con l’ambiente e con le persone.

Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale.

Nel frattempo, abbiamo una «sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante» (*), mentre non si mettono a punto con sufficiente celerità istituzioni economiche e programmi sociali che permettano ai più poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base.

Non ci si rende conto a sufficienza di quali sono le radici più profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l’orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica.

Papa Francesco
(*) Cfr benedetto Xvi, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giu- gno 2009), 35: AAS 101 (2009), 671.

Non possiamo alimentare la cultura, le scienze, le arti se queste vengono continuamente depredate di sostegni economici perché il profitto di chi ha già oltre il sovrappiù viene prima del benessere sociale.

Alimentiamo, invece, la partecipazione ad un mondo sensibile, solidale e collaborativo perché questo potrà essere un mondo vivibile.