Troppo sole adombra l’uso della plastica

Con le temperature che stanno raggiungendo i nostri luoghi di vita, di lavoro o di vacanza che siano, anche le plastiche soffrono e riducono la loro vita utile in conseguenza alle esposizioni alla luce e al calore e nondimeno alle escursioni termiche.

Le tecnologie di sviluppo delle plastiche erano già particolarmente sviluppate quando sono stato impiegato come disegnatore meccanico in una grande azienda di elettronica. Avevo a disposizione una “bibbia” della plastica che chiariva le caratteristiche dei vari materiali plastici e gli scopi di utilizzo più adatti.

Alcune plastiche erano pregiate e con splendide caratteristiche meccaniche ma avevano anche un costo maggiore. Non era maggiore solo il costo del materiale ma anche quello dell’attività di stampaggio, quello di lavorazione e, non ultimo, il costo del trasporto perché le aziende più competenti nello stampare bene quelle plastiche erano distanti.

La prima regola che avevo imparato era che la durata in cui veniva garantita la rispondenza ai valori dimensionali e meccanici era intorno ai 15 anni. Dopo di che la plastica degli oggetti perdeva progressivamente sia la dimensione originale sia le caratteristiche meccaniche originali.

Dello smaltimento, all’epoca, non c’era neanche percezione che fosse un aspetto di cui doversi preoccupare.

Eppure, già qualche anno prima, i paesi a più alto sviluppo tecnologico avevano sviluppato grandi volumi di mercato per i prodotti di elettronica di consumo che avevano permesso alle civiltà di avvicinarsi a questa rivelazione dell’invasività della plastica andandone a cogliere gli aspetti meno positivi.

In particolare, il gruppo Walt Disney, aveva colto la pericolosità dell’uso estensivo della plastica in questo video che, nella versione italiana che non ho trovato su Youtube, era intitolato “Paperino e l’ora della plastica”. Quelle a seguire sono in inglese e tedesco.

Nella versione originale, la prima a seguire, quella in inglese, la voce del “media” che vende a Paperino la voglia di costruire un aereo di plastica rende perfettamente la seduzione commerciale della novità mentre si svincola, poi, dalle responsabilità delle conseguenze.

Con la plastica nel cuore

Con la plastica si realizzano prodotti che sono, per loro natura, ad “obsolescenza programmata” cosicché, insieme alla capacità di realizzare componenti leggeri e funzionali, il suo uso contribuisce alla continuità del mercato. E questo ha fatto sì che questa si diffondesse ovunque e per gli scopi più disparati.

Per questo motivo, oltre la fine della filiera del consumo, si trova plastica anche nei mari, nella placenta, nel sangue. Tant’è che oltre l’80% dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge europee sono di plastica e, di questi, il 50% sono oggetti di plastica monouso.

Partendo da queste considerazioni, dal 14 gennaio 2022 è entrata in vigore, anche in Italia, la direttiva SUP (Single Use Plastic) per ridurre il consumo di plastica monouso e limitare la sua dispersione nell’ambiente e negli oceani.

Una direttiva i cui dettagli applicativi sono esplicitati in uno degli articoli pubblici dell’Associazione di difesa dei consumatori “Altroconsumo” e che è leggibile al seguente [LINK].

Nella pagina è incluso anche il [LINK] ad una ulteriore pagina con maggiori dettagli utili per un più rispettoso uso della plastica che molte persone avranno già messo in atto come propria attitudine di casa e che riportiamo a seguire per maggiore evidenza.

Ridurre
e, dove possibile,
eliminare
imballaggi e plastica
dalle nostre abitudini.

Basta
con l’acqua in bottiglia

Detersivi
e detergenti
solo “alla spina”

No
alla plastica monouso
per conservare,
trasportare
e consumare
il cibo