La realtà e l’ignoranza

Può capitare di non sapere di avere dei soldi in una tasca e poi trovarsi a scoprirne la presenza. Una realtà, questa, che risolve positivamente l’ignoranza di un gesto che è sfuggito alla padronanza del sapere.

Ma può capitare anche il contrario.

C’era un ghiacciaio negli Appennini. E chi lo sapeva! Solo chi abitava in zona ne aveva la percezione.

Per via del fatto che, progressivamente, il calore delle stagioni calde ne ha sciolto la crosta ghiacciata e i geli invernali non sono stati in condizione di reintegrarla adesso quel ghiacciaio non c’è più. Quasi.

Un poco ne è rimasto. Non si può più assegnargli la definizione di “ghiacciaio” ma la condizione di “glacio-nevato” che lo classifica come definitivamente “morto” perché non ha più quella condizione di vitalità che definisce come “ghiacciai” quelle situazioni in cui il corpo ghiacciato si muove verso valle.

Quel corpo ghiacciaio che era in condizioni di muoversi perché aveva dimensioni maggiori della conca montuosa che ne conteneva il corpo adesso si è rimpicciolito ed è di dimensioni inferiori della conca che lo contiene e che, per questo, gli rende impossibile qualsiasi possibilità di muoversi.

Nascosti dentro i ghiacciai, nelle zone più lontane dalla superficie, si conserva la memoria di millenni e millenni di storia. Questa spedizione di glaciologi del video è andata per l’appunto a recuperare la memoria ancora disponibile in questo “libro di storia della Terra”.

Il Calderone del Gran Sasso ci regalerà comunque un po’ della sua memoria. Una memoria che non sapevamo neanche che esistesse.

L’articolo completo è sulla rivista Focus e si può leggere a questo [LINK]

Adesso che sappiamo che non c’è più ce ne dispiace il doppio perché dipende anche da noi, non individualmente ma come società, perché non siamo riusciti a pensare per tempo a fare qualcosa perché non si verificasse questa condizione.

In quanti altri casi non facciamo conto di cose che abbiamo e le quali, se non ne abbiamo cura, rischiano di andare perse definitivamente:

  • tutte le specie di vita animale che sono in via di estinzione, per tacere, appunto, di tutte quelle che sono già scomparse, dalla nostra nascita;
  • lo stesso si può dire per le specie di piante che sono in via di estinzione;
  • il continuo taglio delle foreste che vengono richieste per produrre altro e che, mancando, non possono rigenerare l’ossigeno che serve per la vita a venire;
  • le grandi superfici di cemento e di asfalto che continuano a ricoprire il terreno impedendogli di respirare e conservare quel “micro-bioma” che serve al sistema vegetale per alimentarsi.

Dobbiamo recuperare questa sensibilità ed animare la nostra partecipazione nella vita con azioni che possano perseguire un obiettivo utile a far proseguire la vita al genere umano.

Per quanto i giornali ne scrivano poco c’è tanto che viene scritto e detto, in merito. Ma dopo aver letto un articolo che ci ha rianimato la sensibilità le priorità contingenti si fanno presenti e la determinazione si offusca.

Per questo mi sono iscritto ad un partito e scrivo regolarmente di questi argomenti. Perché ho modo di dare priorità a questo argomento nel mio quotidiano, adesso che sono pensionato così come mi ci sarei potuto dedicare da giovane, se ne avessi avuto coscienza. Quella coscienza-conoscenza che oggi è più evidente perché la scienza fornisce più dati e con maggiori certezze.

Si deve riconoscere ai giovani di oggi la loro dedizione diffusa che ai tempi della mia gioventù non era possibile ma ai “pensionati” di oggi, agli “osservatori di cantieri al lavoro” si può riconoscere, data l’età e l’esperienza, una maggior determinazione ragionata .

Per quanto possa sembrare impegnativo, è una decisione che bisognerà comunque prendere, se si vuole cambiare qualcosa.

Vi aspetto per parlarne.

Scrivetemi, chiamatemi o fatemi un cenno e troviamo il modo di agire, insieme.

🌍🌎🌏