Siamo stati abituati dalla storia a considerare il conflitto come momento naturale che fa parte della vita.
Il conflitto tra i “Tanathos” e gli “Eros” del nostro subconscio sono sempre presenti. Quei conflitti che, da ragazzi, si risolvono con un gridarsi contro o con una lotta (quando le parole non bastano più).
Ma le armi?
Le armi entrano in gioco quando la vita non è più “un gioco da ragazzi”, appunto, e quando sul piatto della bilancia ci sono interessi superiori a quelli del quotidiano vivere.
Quando il conflitto diventa uno scontro tra stati allora non solo non bastano più le urla o le mani ma la civiltà umana ha considerato questa situazione come uno scontro da dirimere con le armi, tante armi e tante persone.
Quando i numeri si fanno grandi, allora entra in gioco anche l’economia e per qualcuno può essere profittevole che si debbano produrre tante armi.
Ma le armi non sono i frutti di un albero che tu lo pianti, lo curi, la pioggia lo bagna, lui cresce e, se la stagione è andata bene, ti dà le armi. Le armi sono il risultato di tecnologie di altissimo livello, già quelle normali. E quelle nucleari o chimiche lo sono ancor di più. Non crescono sugli alberi.
Le armi richiedono elevata tecnologia ma anche materiali speciali. E quelli nucleari richiedono materiali ancora più speciali.
Da dove li recuperiamo questi materiali?
E dove si trovano? Quali paesi ne hanno di più?
Qual’è la geopolitica dei materiali per le armi?
E le domande a cui dare risposta per poter capire il perché delle guerre sarebbero tantissime ma io mi fermerei qui. Mi fermerei al fatto che, invece, la Pace non richiede materiali speciali né tecnologie di alto livello. O forse sì 💝 .


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