Quando si sente delle recenti acquisizioni di aziende di grande valore economico, ai comuni cittadini, quelli con un reddito “sobrio”, semplicemente “decente” o anche “con un po’ di scorta”, qualche domanda viene naturale farsela.
Si chiedono se sia lecito che una così grande disponibilità di economie sia nelle possibilità di singole persone.
Il profitto imprenditoriale
è uno strumento
per realizzare benessere sociale.
Nel ruolo di imprenditore illuminato si trova una ampia lista di interpreti, sia italiani sia stranieri. Questi sono stati imprenditori capaci di usare il profitto come strumento per generare benessere sociale ricevendone, come ritorno, la collaborazione di persone con competenze lavorative.
Trai più citati ci sono Adriano Olivetti, in Italia, e Thomas Alva Edison, negli Stati Uniti. Ma ce ne sono anche di recenti che hanno gestito con responsabilità ed equilibrio sia il rapporto tra i livelli di retribuzione di dipendenti, dirigenti e utili imprenditoriali sia la gestione dei servizi a supporto del benessere e della formazione dei dipendenti.
Nel recente periodo della “rivoluzione industriale”, la provincia bergamasca non è stata povera di esempi di imprenditoria illuminata. Un’imprenditoria che ha fatto tesoro della concretezza dei “geni” sviluppatisi nei territori a clima freddo e ricchi di energia idraulica.
Hanno realizzato innovazione e organizzazione nei vari settori della tessitura, della produzione e lavorazione della carta, della lavorazione dei metalli e altro ancora.
Proprio in provincia di Bergamo esistono ancora strutture che erano state create proprio per facilitare la vicinanza tra impresa lavorativa, servizi pubblici e abitazioni. Strutture che erano state costruite appunto per sviluppare questa vicinanza con spirito sensibile ma che, nel tempo, in conseguenza delle successioni nella gestione, non hanno saputo conservare il principio originale e si sono trasformate in fonti di sfruttamento del lavoro e dei lavoratori.
Un’imprenditoria nata con buoni intenti ma che ha poi perso la grande creatività e la capacità organizzativa originali per orientarsi verso la speculazione finanziaria.
Nella nuova imprenditoria non mancano comunque le formiche bianche con spirito innovatore e illuminato che hanno considerato importante, per esempio, il permettere di avere nidi per l’infanzia interni all’azienda per le necessità delle famiglie dei dipendenti. Così come altri che hanno ritenuto utile ricompensare economicamente la lettura di libri.
Quando
il profitto imprenditoriale
diventa obiettivo
per il benessere personale.
I recenti fatti di cronaca invece portano all’attenzione pubblica esempi di “oligarchi” che decidono della pace e della guerra tra nazioni e di “investitori” che comprano, da privati, grandi aziende a prezzo di valori economici che si equivalgono a quelli di intere nazioni.
Dov’è andata a finire la sensibilità per il futuro sociale da parte di questi imprenditori che hanno a cuore principalmente la cura del proprio personale “possesso”?
Stanno realizzando benessere?
Stanno preoccupandosi di sviluppare un futuro migliore per i propri dipendenti?
Questi imprenditori sembrano come abbagliati e accecati dalla personale esigenza di possesso.
Quando i comuni cittadini immaginano il proprio futuro fanno difficoltà a considerare questo modello di imprenditoria come esempio di vita da percorrere.
Iscriversi a Europa Verde è una possibilità dignitosa di procedere nel mondo.