Le figlie e le madri

La spinta a consumare viene continuamente incalzata dal desiderio, il quale viene sempre indotto nella comunicazione, commerciale e non. Recuperiamo l’accoglienza materna presente nel nostro ambito locale e alimentiamo, con quella, la presenza del futuro.

La civiltà della comunicazione in cui siamo immersi ci porta a subire ogni giorno una quantità di messaggi a cui non sempre riusciamo a dare la giusta attenzione e a valutarne coscientemente il significato.

Ci ritroviamo così con la “memoria subdola”, quella che non abbiamo autorizzato esplicitamente ma che proviene dalle paroline accattivanti o dalle musichette coinvolgenti che erano nel messaggio, che è satura di messaggi impliciti e reconditi di cui non abbiamo pieno controllo.

Tra i messaggi che riceviamo sono preminenti quelli in cui si evidenziano i lati positivi degli effetti della globalizzazione. Quelli che ci portano a considerarne le conseguenze come acclaratamente apprezzabili.

Eppure, se facciamo qualche tentativo di ragionamento razionale con esempi specifici questo valore risulta chiaramente contestabile.

Le conseguenze dell’agricoltura intensiva fanno parte di uno di questi argomenti di cui si considerano solo gli aspetti legati alla possibilità di avere fruibilità di qualsiasi prodotto in qualsiasi momento del giorno e dell’anno, in qualsiasi parte del mondo e ad un prezzo accessibile.

Facciamo un esempio per un prodotto come la pasta che siamo abituati a considerare come primario nel nostro stile di vita.

E possibile che la pasta sia fruibile in dipendenza del solo desiderio? Purtroppo no.

Purtroppo no perché la possibilità di godere di pasta in qualsiasi stagione dell’anno e in qualsiasi giorno della settimana si può realizzare solo rispettando stringenti condizioni.

  • Ci vuole un luogo accessibile per l’acquisto.
    🗣“Vabbé, siamo abituati a fare un po’ di scorte”
    🤞 LA PROPRIA ABITAZIONE DEVE DISPORRE DI ADEGUATA DISPONIBILITÀ DI SPAZI
  • Ci vuole un prezzo accessibile.
    🗣“È facile, basta comprarli dove sono disponibili grandi quantità e programmano gli acquisti per tempo”
    🤞 GLI SPAZI VANNO ORGANIZZATI E CI VUOLE PERSONALE PER AVERE SEMPRE BEN DISPOSTI GLI SCAFFALI
    🤞 I RAPPORTI CON I FORNITORI DEVONO POTER GARANTIRE IL RISPETTO DI TRASPORTI EFFICIENTI, DI DISPONIBILITÀ DI MERCE E DI PAGAMENTI REGOLARI.

A parte il proprio impegno ad avere abbastanza spazio per le scorte, quando l’analisi si alza al livello superiore, quello della distribuzione, gli effetti li tocchiamo in modo tragico semplicemente guardando cosa succede nel mondo del lavoro a basso contenuto di competenza.
🗣“È già cara grazia se abbiamo un posto di lavoro. Anche se non è continuativo.”

Se ci approcciamo a voler parlare dei trasporti, delle condizioni di lavoro dei trasportatori, delle condizioni di trattamento della merce e dei ridotti costi che vengono considerati per il trasporto, allora si apre proprio una voragine.
🗣“Approfitto, tra una consegna e l’altra, per recuperare il tempo di mangiare in auto quello che mi porto da casa, già preparato.”
🗣“Non ho mica il tempo di appoggiare il pacco, lo butto lì, velocemente, ma con precisione per farcene stare di più.”
🗣“Sono un padroncino e godo di un po’ di autonomia ma non mi pesa l’impegno. Certo, se si potesse guadagnare qualcosa in più non sarei costretto a fare i salti mortali a fine mese per contribuire alla fiscalità e far rimanere il necessario per la famiglia.”

Vogliamo arrivare a toccare il “lato oscuro della vita”? Allora dobbiamo arrivare a parlare degli aspetti dell’agricoltura speculativa. Grandi appezzamenti di terreno a cui viene richiesta una continuità produttiva che porta a gestire il fondo come se fosse una grande industria metalmeccanica.

Quali potranno mai essere le conseguenze di un terreno adibito ad ottenere il massimo rendimento economico da un appezzamento trattato a monocoltura (Wikipedia), ad agricoltura intensiva (Wikipedia) o ad agricoltura estensiva (Wikipedia)? Tanto per citare alcune delle tipologie di ottimizzazione della produzione.

Lo lascio dire a loro, gli utenti, che ne fanno uso regolarmente:
🗣“La mia pasta non è il massimo ma ha sempre lo stesso gusto, ci puoi contare.”
🗣“Quella che usavo io era buona, era da anni che l’apprezzavo ma mi sono sopraggiunte delle intolleranze.”
🗣“Quella che usavo, l’ho fatta controllare ma sembra che contenesse residui di sostanze pericolose. Però mi piaceva.”

Per quanto riguarda la pasta, in Italia, siamo fortunati perché abbiamo dei “disciplinari” rispettosi della qualità delle produzioni effettivamente gestite sul territorio nazionale ma se ci spostiamo ad alimenti che sono ormai di produzione estera, da paesi con “disciplinari” più “sotto tono”, la questione diventa più complessa o addirittura pericolosa.

In tutto questo discorso, in cui si considera solo la “grande distribuzione”, i piccoli negozi locali, quelli cosiddetti di “vicinato”, come riescono a sopravvivere se non riescono a barcamenarsi tra profitto, fiscalità e stipendi? Aspetti che sono tutt’e tre da rispettare perché il profitto serve per sopravvivere, la fiscalità serve per pagare i servizi pubblici di cui si gode regolarmente e gli stipendi vanno considerati per quando non si riesce a fare da soli.

Ecco, questo è un quadro sintetico e limitato di quelle che sono “le figlie del desiderio”. Cioè le conseguenze della globalizzazione che ci permette di desiderare quello che abbiamo disponibile al vicino supermercato.

La “madre accogliente” rimane sempre presente nel nostro vicinato ed è a lei che bisognerà tornare per suggere il latte della vita.

La “madre accogliente” ci cura nelle buone relazioni di vicinato (anche quando non dovessero essere tanto buone), nei piccoli negozi locali (anche quando non dovessero essere tanto economici) e nei piccoli produttori locali (anche se non fossero tanto ben vestiti).

Lasciamo da parte la figlia del “desiderio” e recuperiamo la “madre accogliente” come nostro stabile riferimento.